2. Gli arabi e la vicenda del "Veglio della montagna"
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Numerose ed antiche sono le varianti narrative di questa storia. Il primo resoconto testuale di questa vicenda ci viene dalla Chronica Slavorum dell'abate Arnoldo di Lubecca, del XII secolo.
In essa si raccontava di come l'imam Hasan, infallibile ed onnipotente capo della citta' fortezza di Alamut si servisse dell'hashish per arruolare dei giovani, renderli privi di volonta' e da lui assolutamente dipendenti, in modo tale da spingerli nelle imprese piu' pericolose, non esluso l'omicidio. Il termine assassini, con cui si indicavano in Europa i componenti di questa devotissimo corpo armato di vendicatori, derivava dall'arabo hashishen, cioe' dediti all'erba. Hasan infatti dava loro l'hashish per indurre estasi e visioni fantastiche e, armandoli di pugnale, prometteva che quelle gioie sarebbero diventate eterne se essi avessero eseguito cio' che veniva loro ordinato.
Il "Veglio della montagna" di Marco Polo, invece, aveva realizzato in una valle tra due montagne "lo piu' bello giardino e 'l piu'grande del mondo", fedele riproduzione terrena dell'aldila' maomettano. Qui venivano fatti
svegliare, dopo un sonno estatico provocato con un erba, i sicari scelti per le missioni delittuose.
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