1. La canapa indiana nella storia antica
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La canapa non era una pianta psicotropa cara ai greci, nonostante Erodoto ne avesse svelato le proprietà narrando il suo uso in occasione dei riti funebri presso il popolo degli Sciti nel IV libro delle Storie. «Nel paese degli Sciti cresce una pianta chiamata cannabis, che assomiglia molto al lino, se non che è più grossa e più alta.
Gli Sciti se ne servono per abbandonarsi a certe pratiche loro particolari. Ecco in quale maniera essi procedono. All'interno di una capanna, accuratamente chiusa, essi spargono dei semi di canapa su alcune pietre incandescenti, posate sul fondo di una buca. Il fumo odoroso che sprigiona dai semi bruciati li inebria e li eccita al punto che si mettono a urlare.» Dioscoride, più tardi parlava della canapa nella sua Materia medica, ricordando la sua utilità tessile, i negativi effetti dei suoi semi sulle prestazioni sessuali ed il potere sedativo che essi hanno nei confronti del mal d'orecchi e delle affezioni infiammatorie, ma ignorandone completamente l'attività psicotropa. Più tardi Diodoro rivelava che le donne di Tebe preparavano una bevanda con la canapa che agiva come il nepente di Omero e di Galeno.
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La canapa indiana